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XIII Domenica del Tempo Ordinario (9 luglio 2017)

XIII Domenica del Tempo Ordinario (9 luglio 2017) - Vivi la Parola

Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa; proclamate le opere ammirevoli di colui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 10,37-42)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: "Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto.
E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa".

 

 

don Aldo:

Gesù è venuto a portare la pienezza della vita vera. Egli è il bene assoluto superiore a ogni altra realtà; è la base, il fondamento attraverso il quale si possono costruire tutte le relazioni umane. Niente e nessuno può essere sostituito al primato di Dio, neanche un padre e una madre, un figlio e una figlia… solo così si genera una nuova famiglia, una nuova umanità. Invece, quando l’uomo venera come idolo un suo simile, perde il senso della vita e del sacro. Chi ama il Signore e lo pone al primo posto riuscirà anche a voler bene al prossimo ragionando però secondo Dio e non secondo gli uomini. Seguire Gesù sembra apparentemente un perdere tutto, diventando poveri, umili, misericordiosi, miti e deboli, ma dietro ai comportamenti esaltati dal Vangelo c’è un amore più grande di quello semplicemente umano: è l’amore di Cristo crocifisso, l’unico che ci rende disponibili ad accogliere chiunque bussi alla porta del nostro cuore. Il dramma dell’uomo è dare al Signore ogni tanto qualche spicciolo di elemosina, ma tenersi la propria vita. La croce è il passo necessario per entrare nella verità del proprio essere e andare oltre il proprio “io” meschino entrando nel “noi” della comunione con Dio e i fratelli. Quando diciamo sì alla nostra carne, al peccato, ergendo dei confini perché nessuno possa entrare, pensiamo di aver trovato la vita ma in realtà l’abbiamo persa seppellendola nel nonsenso. Amare Gesù significa anche rinunciare a quella mentalità corrotta del nostro mondo occidentale che ogni giorno tenta di annullare i valori intangibili dell’esistenza umana. Nel momento in cui la volontà di Dio diventa l’unica forza, la nostra vita diventa luminosa. Ogni volta che scegliamo veramente Gesù siamo portatori di gioia per tutti.

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