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V Domenica di Pasqua (24 Aprile 2016)

V Domenica di Pasqua (24 Aprile 2016) - Vivi la Parola

«Vi do un comandamento nuovo, dice il Signore: come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri»

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 13, 31-33a.34-35)

Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

 

 

don Aldo:

Gesù si rivolge ai suoi discepoli durante l’ultima cena, nel cenacolo, a poche ore dalla sua passione e dal tradimento di Giuda e di Pietro. Il Maestro comunica loro un amore totale e gratuito, che parte dal Padre al Figlio passando per i discepoli i quali lo diffondono a tutti gli uomini.
L’amore di Dio per le sue creature, condiviso tra tutta l’umanità, si chiama “agape”, ossia “carità”, e si contrappone all’amore umano, passionale, terreno, definito invece “eros”. Chi si lascia dominare da questo tipo di affetto segue, di fatto, la seguente legge: “Come io amo l’altro, così l’altro deve amare me”. In tal modo i rapporti umani diventano uno scambio tra pari rischiando di trasformarsi in egoismo. L’agape, invece, indica l’amore oblativo che cerca esclusivamente il bene dell’altro, non ristagna tra due persone, ma è trasmesso a tutti; il Signore infatti ci dice: “Come io ho amato te, così tu ama tuo fratello”. Amare totalmente è possibile solo facendo esperienza dell’amore di Dio per noi.
Il segno distintivo e caratteristico dei cristiani è l’amore reciproco. Questo è l’amore di Dio: amarci come l’Onnipotente ama ognuno di noi nonostante i nostri peccati.
Amare vuol dire avere ogni fratello nel proprio cuore, anche quello con il quale facciamo più fatica. Chi ama Dio riceve come dono il Padre e il Figlio che assieme allo Spirito Santo scendono a illuminare il suo cuore, prendono “dimora” in lui, vivificando tutta la sua vita e quella delle persone che incontra ogni giorno.
Gesù dice ai suoi apostoli e a noi: “Non vi chiamo servi ma amici”. Il servo è un semplice esecutore di ordini. Al cristiano, invece, è richiesto un salto di qualità proprio perché esiste questa relazione di amicizia, di partecipazione reciproca, di amore incondizionato.
Il Signore è la base sicura su cui poggiare la nostra esistenza. Se in ogni avvenimento e situazione ci leghiamo (come il tralcio alla vite) a Gesù, allora vedremo la vita e tutti gli eventi, anche quelli infelici, attraverso la sua sapienza, imparando a seguire la sua volontà e avendo i suoi stessi sentimenti.

 

 

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