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Riflessione di don Aldo Buonaiuto sulla Quaresima (2012)

Articolo di don Aldo Buonaiuto pubblicato domenica 26 febbraio 2012 sul Corriere Adriatico
È iniziato il tempo della Quaresima, un cammino di quaranta giorni per prepararci degnamente al momento più gioioso e importante per il popolo cristiano: la Resurrezione di Nostro Signore! Il gesto di chinare il capo per ricevere le ceneri, compiuto mercoledì scorso, non è stato un atto formale e folcloristico, ma un modo per riconoscere di essere “humus”, umili creature tratte dalla terra e non onnipotenti creatori di noi stessi. L’uomo che non si accorge dell’altro, restando nella falsa illusione dell’auto-sufficienza, è causa, esso stesso, di un’intollerabile disparità sociale. Il genere umano, sempre più smarrito, diviso e dimentico dell’autentico senso della vita, arranca come un disperato alla ricerca di beni illusori; spesso non riesce nemmeno più a discernere ciò che è bene da ciò che è male, addirittura confondendo o invertendo queste due realtà, generando una società snaturata che non riesce più ad incontrarsi, a riconoscersi. Dinanzi a tale confusione, soprattutto chi si professa credente, è chiamato ad impegnarsi per intensificare la relazione, talvolta trascurata, con il Creatore. Il grande dono del Sacramento della riconciliazione è il primo passo da compiere affinché il maligno ingannatore non venga a togliere al fedele un’occasione unica per convertirsi, cambiare vita. Come concretizzare nella realtà di tutti i giorni il percorso quaresimale? Innanzitutto è essenziale partire dal presupposto che la testimonianza del cristiano, nell’odierna società secolarizzata, è inevitabilmente controcorrente; la vera sfida è di essere nel mondo, non appartenendo ad esso, abbandonando stili di vita illusori, mediocri ed incoerenti. Inoltre è necessario rivolgersi con amore verso il “prossimo”: coloro che sono nel bisogno chiedendo di essere accolti nelle loro fragilità e quanti normalmente trascuriamo ed ignoriamo con superficialità, forse i nostri stessi familiari con i quali possiamo recuperare un nuovo sano dialogo. In tal senso l’indicazione di digiunare, oltre a rappresentare una piccola privazione dal cibo, può diventare anche una rinuncia a tutti quei mezzi, come la televisione e il computer, che, in diversi casi, hanno la capacità di isolare la persona dal proprio contesto vitale impedendo un vero incontro con l’altro. Riscopriamo il significato della croce di Gesù, unico testimone di speranza anche per i non credenti. Quel volto sfigurato insegna all’uomo il valore della sofferenza, del sacrificio; lo invita a volgersi al cielo con lo sguardo di Cristo così da discernere tra ciò che vale la pena vivere e quanto, invece, è accessorio o inutile. Proviamo a metterci in silenzio ed in preghiera dinanzi al Signore, dando così un senso alla nostra esistenza e colmando quegli spazi aridi dell’indifferenza e del risentimento che invadono ogni giorno un mondo sempre più bisognoso di amore e di giustizia.
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