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IV Domenica di Pasqua (17 Aprile 2016)

IV Domenica di Pasqua (17 Aprile 2016) - Vivi la Parola

«Io sono il buon pastore, dice il Signore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me»

Dal Vangelo secondo Giovanni  (Gv 10, 27-30)

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».



 

 

don Aldo:

Interrogato dai Giudei che gli chiedevano se fosse il Cristo, Gesù usa un’immagine semplice e chiara, quella del gregge, svelandoci così un aspetto particolare del suo amore. Egli è il Buon Pastore che cura e guida le sue pecore ed è disposto a dare la vita per esse. Il gregge si fida di chi lo segue, lo accompagna e lo conduce. Il pascolo che Cristo offre alle sue pecore è la vita eterna, cioè la partecipazione alla vita di Dio.
Il Signore, scontento dei pastori di Israele, aveva promesso che lui stesso sarebbe venuto a guidare il suo popolo. In Gesù che è l’Emmanuel, il “Dio con noi”, tale promessa è stata mantenuta. Il Salvatore non lascia mai le sue creature da sole e nessuno potrà strappargliele a meno che esse stesse non vogliano allontanarsi da lui.
Il Maestro afferma che lui e il Padre sono una cosa sola; infatti l’unità tra il Padre e il Figlio è sostanziale: “Generato, non creato, della stessa sostanza del Padre”. Il mistero di un Dio-comunione, che fa l’uomo a sua immagine, accennato nel libro della Genesi, è pienamente rivelato in Gesù chi ci svela l’identità di Dio: tre Persone che amandosi infinitamente sono uno solo.
Il Vangelo della IV domenica di Pasqua ci fa interrogare se è veramente Cristo la guida della nostra vita. Solo facendo diventare Dio il centro della nostra esistenza, fidandoci del Buon Pastore, smetteremo di essere ognuno il centro di noi stessi. Un uomo ripiegato su se stesso è la causa di tutte le gelosie, le cattiverie e le falsità.
Noi cristiani facciamo parte del gregge di Gesù, ma per esserlo realmente e non solo a parole bisogna scegliere di dire sì alla sua chiamata ogni giorno.
Su questa terra possiamo già vivere un anticipo della vita eterna che Dio ci ha promesso. Il Signore, infatti, è venuto nel mondo per farci condividere la nuova creazione da lui iniziata. Ci ha uniti a sé rassicurandoci: “Io sarò sempre con voi”. 
Nella preghiera, rapportandoci con Gesù, proviamo i suoi stessi sentimenti, facciamo le sue stesse opere, amiamo come lui ama, sino alla fine. Tutto ciò può essere realizzato ognuno nella sua originalità, partecipando a quel progetto che l’Onnipotente ha pensato per ciascuno di noi.

 

 

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