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I domenica di Avvento (1 dicembre 2013)

I domenica di Avvento (1 dicembre 2013) - Vivi la Parola

«Mostraci, Signore, la tua misericordia e donaci la tua salvezza.»

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 13, 33-37) 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all'improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

 

don Aldo

Inizia il tempo di Avvento, un periodo particolarmente importante per i cristiani. La parola deriva dal latino “adventum” e significa “venire verso”: è lo stesso Creatore che irrompe nella storia venendo incontro all’uomo. Il Figlio di Dio, il germoglio spuntato dal tronco di Iesse, si è incarnato diventando uno di noi, simile in tutto fuorché nel peccato. Ricolmo dei doni dello Spirito Santo, non giudica secondo le apparenze, ma ascolta il grido di aiuto del povero e dell’oppresso andando a visitare le loro vite, come le nostre, per renderle libere dal male e dal peccato. 
La notte, secondo la tradizione romana, era suddivisa in quattro tempi di tre ore ciascuno: sera tardi, mezzanotte, canto del gallo e mattino. La vigilanza è un aspetto che dà valore all’amore: la madre che attende la nascita del figlio, la sposa che aspetta il ritorno dello sposo… trepidano per l’imminente incontro. Così è colui che desidera incontrare il Salvatore: si impegna nel vivere in modo da essere riconosciuto come figlio e come se il Padre fosse sempre presente. L’atteggiamento vigile, che viene dall’amore, esclude il timore.
L’Avvento è un tempo per lasciarci compenetrare da Cristo in tutto il nostro essere e il nostro agire attraverso la reale e sincera conversione: solo così il vuoto del cuore umano, spesso così profondo, potrà essere colmato.
Come vivere in concreto? Aumentando la preghiera, vivendo in unione con l’Altissimo, prendendo decisioni ispirate dalle sue parole, chiedendoci se ciò che facciamo possa essere a lui gradito.
Il Padre Celeste ci chiede di essere vigili e pronti affrontando la quotidianità con sollecitudine, responsabilità e amore per il prossimo.
I vescovi, i sacerdoti e i fedeli tutti sono ugualmente chiamati a far sperimentare che l’Onnipotente è padre attraverso una presenza attiva nel mondo, specialmente verso i miseri, nei quali la Chiesa riconosce l’immagine di Gesù.
Questi è l’uomo nuovo atteso dalle genti. Vederlo e amarlo è la stessa cosa. Il Nazareno invita a vivere bene il presente per orientarlo all’incontro con l’Eterno. Il grido di Gesù “vegliate!” in pratica significa “ritornate con gioia al Signore che salva”.

 

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